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Introduzione al Vangelo di Matteo

1963

La sacra Scrittura è come uno spartito, la cui musica esiste solo dove e come è eseguita. Chi cerca di leggerla, interpretarla e attualizzarla, ne è letto, interpretato e attualizzato. Infatti la parola di Dio è viva ed efficace, scruta i sentimenti e i pen­sieri del cuore, e tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi (Eb 4,12s).

Il Vangelo racconta quanto Gesù dice o fa per qualcuno. Quel qualcuno è il lettore stesso, chiamato a fare in prima persona l’esperienza di ciò che è narrato: la Parola fa quello che dice, per chi l’accoglie con fede (cf. lTs 2,13).

L’interesse al racconto può essere a tre diversi livelli.

Può essere rivolto al testo, per vedere come esattamente è, qual è la sua storia, la sua struttura, il suo stile, ecc. È un passo previo. Chi però si ferma qui è come uno che vuol mangiare la parola «pane» invece del pane. Non sazia molto!

Può essere anche rivolto a cosa dice il testo: qual è il suo messaggio, come ca­pirlo e vivere oggi, ecc. È un secondo gradino, anche questo necessario, ma non suf­ficiente. Chi si ferma qui è come un figlio che mangia del pane senza sapere che viene dai genitori. Neppure questo sfama fino in fondo.

Può essere infine rivolto al Signore: oltre al testo e a ciò che dice, si è attenti a colui che dice quel testo. Tutta la Scrittura è una lettera che il Padre ha inviato a ciascuno dei suoi figli; dietro ogni parola c’è chi parla, e il suo dirsi è un darsi. Chi raggiunge questo terzo livello, ha trovato ciò di cui ha fame.

Il Vangelo di Matteo, nella sua forma attuale - la tradizione parla di un Matteo ebraico, a noi ignoto - è nato probabilmente in ambiente palestinese o siriano (An­tiochia di Siria?) circa l’anno 80. Scritto in buon greco da un giudeo ellenistico, mo­stra come Gesù, il Figlio di Dio morto e risorto, sia il compimento della promessa di Dio fatta a Israele. È attribuito fin dall’inizio a Matteo, chiamato a essere discepolo mentre stava seduto al banco delle imposte (Mt 9,9; 10,3; Le 5,27; Me 2,14 lo chiama Levi).

Escludendo i due capitoli iniziali, Matteo usa per lo più lo stesso materiale di Marco e Luca, riportando parole e azioni compiute da Gesù nel breve periodo che va dal suo battesimo alla sua pasqua. La sua particolarità è aver organizzato il mate­riale secondo i vari argomenti, condensandolo in cinque grandi discorsi seguiti da altrettante parti narrative che li illustrano.

Il discorso sul monte (cc. 5-7) contiene la «Parola» del Figlio ai fratelli; il di­scorso della missione (c. 10) la porta a tutti gli uomini, cominciando da Israele; il di­scorso in parabole (c. 13) mostra come essa agisce nel mondo; il discorso sulla co­munità ( c. 18) fa vedere come si realizza nella quotidianità dello stare insieme; il di­scorso escatologico (cc. 24-25) infine la presenta come il criterio di valutazione sul­l'uomo e la sua storia. I cc. 26-28, che raccontano la morte e risurrezione del Si­gnore, ne sono il compimento.

Matteo è considerato il Vangelo della comunità', è centrato sulla parola del Fi­glio che ci rende figli del Padre facendoci fratelli tra di noi. La fraternità è la realiz­zazione del nostro essere figli: nel rapporto con l’altro viviamo il rapporto con l’Al- tro. Anche per questo è stato il più letto nella Chiesa. Oggi, in un'epoca in cui lo stare insieme si è fatto problematico, torna di particolare attualità. In genere l’at­tenzione si concentra proprio su ciò di cui si avverte la mancanza.

Questo libro vuol essere un manuale per la lectio del Vangelo di Matteo. Come nei precedenti commenti a Marco e a Luca, di ogni singolo passo, dopo una traduzione letterale del testo, si espone il messaggio nel contesto; seguono una let­tura del testo e indicazioni per pregare il testo (vedi il metodo subito dopo l’introdu­zione); concludono dei testi utili per l’approfondimento. Come si vede, al centro sta il testo, che non è solo un pretesto, ma un modo specifico in cui il Signore mi parla e io lo ascolto.

Il lavoro che offriamo è il frutto di una lectio continua settimanale, tenuta in questi anni nella chiesa di S. Fedele (Milano), insieme a Filippo Clerici, con il quale l’ho preparata ed eseguita.

Un vivo ringraziamento a lui, dopo che a Dio, come pure a quanti con la loro partecipazione attiva hanno stimolato e arricchito la comprensione del Vangelo. Un grazie anche a E. D’Auria per la battitura del manoscritto, a F. Montagna per il controllo delle citazioni, a B. Schiralli, M. Galli e B. Centorame, per la correzione delle bozze.

Spero vivamente che questo lavoro sia utile per conoscere di più il Signore e servire meglio i fratelli, in attesa del suo ritorno.