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La voglia di vivere spenta in un momento. Al Sacrario di Casola non li dimenticheremo mai

 
Solennità la parola chiave di domenica scorsa. Presso il sacrario dell’Eremo di San Vitaliano in Casola, una delle ventidue frazioni del Comune di Caserta, si è svolta la cerimonia solenne di commemorazione di due vittime delle missioni di pace. Per l’occasione è avvenuto una sorta di gemellaggio tra Caserta e San Marco Evangelista grazie alla determinazione di don Valentino Picazio che ha deciso di continuare ad accogliere le famiglie di tutti i caduti delle missioni ricordati nelle momorie storiche del sacrario.

 

“Già precedenti amministrazioni sono state sensibili al tema della guerra e continuiamo ad esserlo. Già abbiamo posto – dice il Sindaco di San Marco EV. Gabriele Cicala – la targa commemorativa al momento ai caduti ma questo è solo un simbolo dobbiamo fare memoria attraverso le scuole perché non venga a mancare il patriottismo nei nostri giovani”.

A queste parole si riaggancia anche il parroco di San Vitaliano che durante l’omelia ha tenuto a precisare che il sacrario deve essere un luogo da vivere in meditazione, avvicinando sempre più i giovani che, duole dirlo, appaiono sempre più distanti dall’argomento. Le passate generazioni si preoccupano di questa distanza perché sia possibile scongiurare il pericolo di altre guerre ma rimane l’affidarsi alla Scuola, primo elemento essenziale della crescita morale dei giovani.

Domenica ci si è ricordati di due ragazzi, di poco più di 20anni, che hanno lasciato la loro vita per servire lo stato, consapevoli di andare in contro alle sofferenze più atroci della guerra.

De Cillis e Carozza, i militari ricordati dalle famiglie al sacrario, sono caduti in missioni di pace dove sono entrati in contatto con la disperazione e la fame subita dai bambini più di tutti.

A ricordarli per noi sono i fratelli e i genitori che oggi ricordano la fierezza dei loro cari, la passione e la dedizione che hanno speso sui teatri di guerra.

I cari del Soldato De Cillis ci raccontano di lui come un soldato consapevole del rischio di una spedizione di pace, un militare che entra a contatto con ordigni improvvisati rischia maggiormente la vita, però sicuro di sè è partito per l’Hafganistan e da lì non ha mai più fatto rientro.

Il ricordo del Soldato Carozza altrettanto intenso nel ricordo della sua partenza per la Somalia, del rientro in Italia per il Natale, della ripartenza per la missione e della sua fine eroica con il cuore infranto dalle tristezze dei bambini vista con i propri occhi e che magari spensero la tanta voglia di vivere in un ragazzo che di vita da vivere ne aveva ancora tanta.

ià precedenti amministrazioni sono state sensibili al tema della guerra e continuiamo ad esserlo. Già abbiamo posto – dice il Sindaco di San Marco EV. Gabriele Cicala – la targa commemorativa al momento ai caduti ma questo è solo un simbolo dobbiamo fare memoria attraverso le scuole perché non venga a mancare il patriottismo nei nostri giovani”.

A queste parole si riaggancia anche il parroco di San Vitaliano che durante l’omelia ha tenuto a precisare che il sacrario deve essere un luogo da vivere in meditazione, avvicinando sempre più i giovani che, duole dirlo, appaiono sempre più distanti dall’argomento. Le passate generazioni si preoccupano di questa distanza perché sia possibile scongiurare il pericolo di altre guerre ma rimane l’affidarsi alla Scuola, primo elemento essenziale della crescita morale dei giovani.

 Domenica ci si è ricordati di due ragazzi, di poco più di 20anni, che hanno lasciato la loro vita per servire lo stato, consapevoli di andare in contro alle sofferenze più atroci della guerra.

De Cillis e Carozza, i militari ricordati dalle famiglie al sacrario, sono caduti in missioni di pace dove sono entrati in contatto con la disperazione e la fame subita dai bambini più di tutti.

A ricordarli per noi sono i fratelli e i genitori che oggi ricordano la fierezza dei loro cari, la passione e la dedizione che hanno speso sui teatri di guerra.

I cari del Soldato De Cillis ci raccontano di lui come un soldato consapevole del rischio di una spedizione di pace, un militare che entra a contatto con ordigni improvvisati rischia maggiormente la vita, però sicuro di sè è partito per l’Hafganistan e da lì non ha mai più fatto rientro.

Il ricordo del Soldato Carozza altrettanto intenso nel ricordo della sua partenza per la Somalia, del rientro in Italia per il Natale, della ripartenza per la missione e della sua fine eroica con il cuore infranto dalle tristezze dei bambini vista con i propri occhi e che magari spensero la tanta voglia di vivere in un ragazzo che di vita da vivere ne aveva ancora tanta.

Articolo di Alessandro Fedele dal sito BelvedereNews.net
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